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Gli Acquaviva
UNA DELLE PIU' NOBILI DINASTIE D'ITALIA

La dinastia degli Acquaviva fu tra le più nobili di
Italia e legò per 4 secoli la sua
storia a quella di
Atri, che per suo merito fu a capo di un territorio,
detto appunto lo stato d'Atri con giurisdizione dai
confini del Tronto fino a Pescara e dai piedi del
Gran Sasso fino al mare. Il capostipite di questa
antica dinastia fu il duca Andrea Matteo I, egli
sposò Caterina Tomacelli, figlia di Bonofacio I.
Divenne signore di Ascoli nel 1395 e, poco dopo,
duca di Atri. Fu un valoroso condottiero militare e
di lui si ricordano le gesta al servizio del re
Ladislao. Concluse i suoi giorni a Teramo, dove fu
assassinato nel 1407. Il successore del duca Andrea
Matteo fu Antonio II, anch'egli al servizio del re
Ladislao, ma senza le fortune del suo predecessore.
Fu duca di Atri e poi anche signore di Teramo. La
famiglia degli Acquaviva si imparentò con gli Sforza
quando, nel 1438, Andrea Matteo II sposo Isotta,
figlia di Francesco Sforza, stringendo un solido
patto di alleanza con la potente famiglia milanese.
La dinastia prosegue con Giosia, quinto duca
Acquaviva, che divenne signore di Teramo e Atri nel
1469. Tra i suoi meriti si ricorda la fondazione di
una zecca nella città di Atri. La famiglia si
distinse particolarmente anche nella lotta contro i
turchi e i pirati. Particolare menzione merita il
coraggio di Giulio Antonio, al quale si deve la
fondazione della città di Giulianova, il quale si
distinse, per valore e audacia, nell'assedio di
Otranto contro i turchi, ove morì nel 1481. A
Giovanni Girolamo (1554 - 1592), IX duca Acquaviva,
si riconosce il merito della difesa della città di
Pescara, nel 1566, dalla minaccia turca. Nel periodo
in cui egli fu signore di Atri, grazie alla sua
opera e ai suoi favori, la Compagnia dei gesuiti si
insedio nella città.
La potente dinastia, dopo quasi quattro secoli di
splendore, entrò in declino e si estinse con la
morte della duchessa Isabella, che avvenne nel 1757.
Particolare menzione meritano due personaggi che
hanno contribuito a dare lustro alla già famosa
dinastia.
CLAUDIO ACQUAVIVA
Generale dei Gesuiti (Atri 1543 - Roma 1615).
Figlio del Duca d’Atri, Giovanni Antonio,entrò
nell’Ordine nel 1567, fu insegnante di Filosofia nel
Collegio romano. Divenne poi cameriere segreto dei
Papi Pio IV e Pio V e, in seguito, provinciale a
Napoli e poi a Roma. Nel 1581 fu eletto generale e
rimase in carica fino alla morte. Sotto di lui, la
vita dell’Ordine ricevette notevole impulso e
conobbe uno dei periodi di maggiore splendore:
furono potenziate le missioni in Gran Bretagna e in
Asia,e anche le attività scientifiche e scolastiche
ottennero notevoli miglioramenti.
Il numero dei gesuiti aumentò fino a raddoppiare;
santi come il Gonzaga, e teologi come il Ballarmino
illustrarono l’Ordine, malgrado le numerose e gravi
difficoltà di carattere interno e la poca simpatia
delle corti di Francia e di Spagna e la scarsa stima
del pontefice Sisto V nei riguardi dell’ordine dei
gesuiti. Furono di ispirazione di Claudio Acquaviva
la famosa Ratro Studiorum (1956) e le encicliche
dirette alla considerazione della vita spirituale,
secondo le regole dettate da S.Ignazio; per far
conoscere gli Esercizi Spirituali del fondatore
dell’Ordine. All’Acquaviva si deve la pubblicazione
(Firenze 1591) del Directorium exeraitiorum
spiritualium.Nel 1600 pubblicò Industriae pro
superioribus ad curandos animae morbos.
RODOLFO ACQUAVIVA
Beato Gesuita, missionario e martire (Atri 1550 -
Goa 1583).
Figlio del Duca d’Atri Giangirolamo, e nipote di
Claudio, fu il quinto generale della Compagnia di
Gesù. Entrò nel 1568 nel noviziato dei Gesuiti di
Roma dopo un iniziale contrasto con la famiglia che
oppose resistenza alla sua volontà. Nel
1577,raggiunse la missione di Goa, mentre, l’anno
successivo,venne inviato alla corte del Gran Mogol,
Akbar, a Fatephur Krisi, Si guadagnò la benevolenza
e la stima del sovrano,ma non riuscì ad ottenere
conversioni fra i mussulmani. Questa sua missione ha
importanza oltre che per la storia delle missioni
gesuite e cattoliche,anche per la diffusione
dell’arte europea nelle corti dei sultani orientali. |
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